La notizia è stata fatta trapelare poco a poco da vari canali e, inizialmente, sembrava una voce di corridoio: Sony sta valutando di smettere definitivamente di vendere giochi fisici entro il 2028. La notizia, poi ufficializzata ufficiosamente a partire da informazioni dettagliate provenienti da fonti di settore, ha suscitato dibattito tra giocatori, addetti ai lavori e analisti. Secondo Sony, il passaggio al digitale mira a rispondere alle esigenze moderne dei consumatori che, sempre più spesso, richiedono comodità, velocità di accesso e serviti integrati. In realtà, come sempre accade con le società tecnologiche moderne, si sta perseguendo un obiettivo economico cruciale: massimizzare i profitti.
I vantaggi economici del digitale
Secondo uno studio di Serkan Toto, esperto di giochi e consulente di Kantan Games, c'è una differenza sostanziale nei margini di profitto tra giochi digitali e fisici. I dati, pur approssimativi, indicano chiaramente un vantaggio significativo per le vendite digitali. Un gioco fisso di un titolo PlayStation costa circa 70 dollari. Tuttavia, per raggiungere il consumatore finale, Sony deve passare per un distributore, che trattiene circa il 30%. Si aggiunge, inoltre, il costo di produzione del disco, che tocca circa il 5%. Quindi, al netto di questi scomputi, il profitto netto per Sony si attesta intorno ai 45,50 dollari.
Differentemente, un gioco venduto digitalmente arriva direttamente ai consumatori attraverso la PlayStation Store. In questo caso, Sony guadagna intatti i 70 dollari del prezzo iniziale. Naturalmente, anche qui entra in gioco il costo di sviluppo, marketing e altri fattori, ma la differenza di guadagno rispetto al formato fisico è netta.
Che cosa guadagna Sony?
Secondo i calcoli, Sony guadagna circa il 54% in più vendendo un gioco in formato digitale rispetto a uno fisico. I vantaggi di cui parla Sony sono la riduzione di intermediari e il controllo maggiore del mercato del gioco. Ogni volta che un gioco venduto in formato fisico torna in giro grazie a una compravendita secondaria, Sony non guadagna proprio nulla. Invece, con il formato digitale, il controllo su ogni vendita è completo.
Un gioco digitale, una volta acquistato, è legato a una specifica account PlayStation che ne determina la proprietà. Nessuna possibilità di barter o di vendere una "collezione" di giochi su eBay o in un mercatino dell'usato. Ogni vendita secondaria per un gioco fisico significa un incasso mancato per Sony. Un analista di Alinea Analytics ha ribadito che “di queste decisioni si parla in termini di rendita e di controllo”: due pilastri fondamentali nel mercato del gaming oggi.
L’importanza del mercato secondario
Il mercato secondario, infatti, non è da sottovalutare. L’azienda GameStop, specializzata nella vendita di giochi di seconda mano, ha registrato una riduzione dei ricavi del 14% nel trimestre scorso, un dato che lega direttamente al calo del mercato per i dischi fisici. Anche in termini assoluti, i dati non incoraggiano: il gasto per nuovi giochi fisici in America è sceso a 1.600 milioni di dollari, molto distante dai 11.500 milioni del 2009. Da allora, la vendita di giochi fisici ha visto un calo quasi costante negli anni.
- 2024: I giochi fisici rappresentano solo il 3% degli incassi della Play Station.
- Dal 2020 in poi il mercato del gioco fisico ha visto una contrazione continua.
- I consumatori digitalizzano sempre più le loro esperienze di gioco, spesso senza nemmeno accorgersi del cambiamento.
La fine dei dischi non è inaspettata
Sony non è da sola in questa decisione. Anche Microsoft e Nintendo hanno già adottato la strada dell’eliminazione dei lettori fisici. Xbox ha lanciato versioni delle sue console senza la possibilità di leggere dischi, e lo stesso si può dire di una PlayStation che inizialmente non includeva un lettore fisico. Molti titoli importanti sono stati esclusivamente digitali fin dall’uscita. Ad esempio, poco prima che Sony comunicasse ufficiosamente la svolta definitiva, Rockstar Games ha dichiarato che l’edizione di GTA VI non sarebbe mai stata disponibile in formato disco fisico.
Un’illusione di scelta?
Spesso si afferma che i consumatori scelgano digitalmente perché si tratta della comodità più grande. Ma a guardare meglio, questa libertà sembra essere poco più che un’illusione. Come ha recentemente spiegato nel suo comunicato settimanale la newsletter Viernes en Kiribati, gli sviluppatori non hanno progettato consolle senza disco sempliciamente perché l’industria ha iniziato a preferire le versioni digitali. Non c’è stato uno sviluppo graduale; c’è stato un piano mirato: ridurre i costi operativi, gestire i consumatori attraverso abbonamenti, spingere verso l’esperienza cloud e il controllo totale del catalogo.
Si sono persino offerti sconti esclusivi per giocatori digitali, creando un senso di esclusività che finiva per attirare i consumatori. Le piattaforme fisiche sembravano obsolete non perché i giocatori si sentivano più comodi, ma perché le società tecnologiche avevano iniziato a investire miliardi per far credere che cambiar piastra di un disco fosse davvero del tutto superato.
Che succederà nel 2028?
A gennaio 2028, se le informazioni non cambieranno, non sarà più possibile acquistare dischi fisici nuovi per PlayStation da parte dei consumatori. Al loro posto, la PlayStation Store avrà titoli digitali esclusivamente come punto vendita primario. Per chi vorrà giocare ai nuovi titoli del 2028 in poi, non resterà che acquistare i giochi online. Una strategia che, nel frattempo, ha già aperto le porte al modello cloud gaming, dove non si possiede mai nulla, ma si accede al contenuto ogni volta che si vuole, a pagamento.
Considerazioni finali
Nonostante le apparenze, Sony non sta ascoltando i consumatori in questa transizione; al contrario, sta costruendo un mercato che obbliga i consumatori stessi ad adattarsi alle sue strategie di vendita. Questa mossa, pur rappresentando un’evoluzione naturale per la tecnologia, mostra chiaramente che il mercato del gioco ha cambiato forma, non grazie al volontariato dei consumatori, ma per scelte strategiche delle grandi aziende. La tendenza ormai è chiara: il futuro del gioco è digitale, per comodità o profitti che siano.