La Commissione UE contesta in via preliminare a Meta il design di Instagram e Facebook, ritenuto potenzialmente capace di creare dipendenza. Al centro dell’indagine ci sono scrolling infinito, autoplay, notifiche push, raccomandazioni personalizzate e tutela dei minori nel quadro del Digital Services Act.
Il design "addittivo" delle piattaforme
Un design che terrebbe incollati allo schermo trasformando i minuti in ore, e mandando l’utente in una modalità di “pilota automatico”. Il termine è stato indicato dalla Commissione UE che, il 10 luglio, ha dichiarato, in via preliminare, come il design di Instagram e Facebook creerebbe dipendenza e violerebbe il DSA. Al centro dell’indagine della Commissione ci sono funzioni come lo scrolling, l’autoplay, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati.
La decisione non è isolata e si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra social e minori, una discussione incentrata su dibattiti in corso su eventuali divieti. Il punto chiave non è più solo ciò che viene mostrato agli utenti, ma come vengono progettati il tempo e l’attenzione degli stessi, riconosce il professor Oreste Pollicino dell’Università Bocconi. Il DSA, con quelle conclusioni, entra nel cuore costituzionale dell’economia digitale: l’architettura del servizio non è neutrale quando trasforma la vulnerabilità in engagement.
I meccanismi che favoriscono l’uso compulsivo
Secondo le conclusioni preliminari dell’indagine Meta non avrebbe valutato in modo adeguato l’impatto che alcune caratteristiche progettuali di Instagram e Facebook possono avere sul benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare dei minori.
La Commissione indica tra gli elementi critici:
- le raccomandazioni altamente personalizzate;
- la riproduzione automatica dei contenuti;
- lo scorrimento infinito.
Queste funzioni espongono continuamente gli utenti a nuovi stimoli, spingendoli a prolungare la permanenza sui social. Possono quindi favorire un utilizzo automatico e poco consapevole, contribuendo alla formazione di abitudini malsane e comportamenti compulsivi.
La Commissione rileva inoltre che Meta non avrebbe considerato a sufficienza dati relativi al tempo trascorso dai minori sui social durante le ore notturne, né i potenziali effetti legati alla diffusione di formati come reels e stories.
Le misure attuative non bastano
Una volta analizzate le misure adottate da Meta per limitare i rischi, la Commissione le giudica poco efficaci. Gli strumenti per la gestione del tempo, compresi quelli attivati automaticamente per adolescente, possono essere facilmente ignorati e non hanno prodotto una riduzione significativa dell’utilizzo.
I controlli parentali funzionano davvero solo quando i genitori e i tutori possiedono adeguate competenze tecnologiche e si dedicano al loro utilizzo: una condizione che limita l’efficacia complessiva.
Le iniziative di sensibilizzazione, compresi suggerimenti e contenuti legati alla salute mentale, non appaiono in grado di contrastare i rischi derivanti da un design tendente alla dipendenza.
Raccomandazioni e possibili interventi della Commissione
Per contrastare questi effetti, la Commissione ritiene necessario intervenire direttamente sulla struttura delle piattaforme, disattivando per impostazione predefinita funzioni come autoplay e scrolling infinito.
La Commissione propone inoltre:
- l’attivazione di pause realmente efficaci nell’uso dello schermo;
- una modifica dei sistemi di raccomandazione affinché non siano incentrati sul massimizzare l’engagement.
Tuttavia, le conclusioni sono preliminari e l’esito definitivo dell’indagine non è ancora noto.
La possibilità di difesa da parte di Meta
Ora Meta può esercitare il proprio diritto di difesa. Può consultare gli atti dell’indagine, e presentare per iscritto le proprie osservazioni. Parallelamente, la Commissione prevede l’acquisizione del parere del Comitato europeo per i servizi digitali.
Qualora le valutazioni preliminari venissero confermate, potrebbe seguire una decisione formale di non conformità, con sanzioni fino al 6% del fatturato annuo mondiale dell’azienda.
In quel caso, Meta potrebbe appellarsi al tribunale UE, e in secondo grado alla Corte di Giustizia Europea.
Come ha evidenziato Oreste Pollicino, “la libertà di scelta perde di consistenza se il design è costruito per rendere difficile smettere. E la protezione dei minori non può dipendere esclusivamente dalla capacità dei genitori di neutralizzare, da soli, sistemi costruiti per catturare l’attenzione”.
Studi accademici e conseguenze negative
Uno studio condotto da ricercatori di dodici università statunitensi, pubblicato su una rivista scientifica l’11 febbraio 2026, mostra che i livelli di dipendenza dai social sono maggiori tra gli adolescenti che usano frequentemente TikTok, Instagram e Snapchat.
Il livello di dipendenza è correlato a:
- possesso di un profilo pubblico;
- creazione di un account segreto;
- maggior numero di ore trascorse sui social.
Lo studio rappresenta uno dei primi tentativi di analizzare la relazione tra le impostazioni di account e l’utilizzo problematico dei social.
Un aumento del tempo trascorso sui social, spiega la ricerca, è associato a conseguenze negative, come l’aumento della depressione, dell’ansia e della scarsa autostima.
I rischi neurologici legati all’uso eccessivo
Sollecitazioni di tipo continuo come “like” e notifiche, possono attivare aree cerebrali coinvolte nei meccanismi di gratificazione, come il nucleus accumbens. Questo tipo di stimoli rafforza il bisogno di ricevere conferme esterne e mantiene attivo un comportamento compulsivo, rendendo difficile interrompere l’uso delle piattaforme.
Tuttavia, non tutti gli utenti sviluppano una forma di dipendenza. Alcune caratteristiche individuali, come narcisismo, impulsività o tratti psicopatici, sembrano aumentare il rischio di utilizzare i social in modo problematico, soprattutto quando le piattaforme vengono usate come strumento di visibilità.
I narcisisti, ad esempio, tendono più facilmente a usare i social per mostrare sé stessi, aumentando progressivamente la frequenza e l’intensità dell’uso, rendendolo difficile da controllore.
Dove ci porta questa discussione?
L’indagine aperta dalla Commissione UE su Meta rappresenta uno spartiacque importante nel dibattito sull’uso compulsivo di social e la protezione dei minori. Non si tratta solo di regolamentare un prodotto digitale, ma di riconoscere una realtà crescente: l’ingegnerizzazione dell’attenzione attraverso tecnologie digital