L’Onu cerca di costruire un luogo stabile di confronto tra chi sviluppa l’intelligenza artificiale e chi dovrà regolarla. La nuova AI for Good Global Commission, sostenuta dalle Nazioni Unite e dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni, terrà il suo primo incontro il 8 luglio 2026 a Ginevra. Questa data entra in una settimana decisiva per la diplomazia tecnologica mondiale.

Un calendario diplomatico denso

Il 6 e il 7 luglio è in programma il primo Global Dialogue on AI Governance, una piattaforma istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Segue poco dopo, dal 7 al 10 luglio, l'AI for Good Global Summit dell’Itu. Gli incontri mirano a costruire un quadro comune per affrontare le problematiche regolamentari in corso.

Una composizione diversificata

La commissione si distingue per la sua struttura multidisciplinare. Non solo diplomatici e rappresentanti governativi, ma anche amministratori delegati di aziende leader nel settore dell’intelligenza artificiale. Sono membri designati, tra gli altri, Doreen Bogdan-Martin (segretaria generale dell’Itu), Alar Karis (presidente estone), insieme a rappresentanti di Russia, Kazakistan, Namibia, Arabia Saudita, Singapore e Nigeria. Il fronte tecnologico vede Andy Jassy di Amazon, Jack Clark di Anthropic, Aidan Gomez di Cohere, Brad Smith di Microsoft e Jensen Huang di Nvidia.

AI: infrastruttura economica globale

L’intelligenza artificiale ha smesso di essere un campo della ricerca o delle startup. È ormai infrastruttura economica. Chip, data center, cloud, energia elettrica hanno assunto un ruolo strategico per il funzionamento e l’apprendimento dei modelli avanzati. Questi elementi sono concentrati in pochissimi Paesi e in un numero ristretto di aziende, rendendo l’AI una questione cruciale sulla quale la cooperazione internazionale diventa vitale.

Nvidia domina il segmento dei chip per i modelli di AI. Amazon, Microsoft e Google controllano quote significative del mercato cloud. Anche il capitale umano specializzato e la proprietà intellettuale sono concentrate in pochi centri tecnologici di riferimento, principalmente negli Stati Uniti.

Il problema della frammentazione regolamentare

La regolazione dell’AI si sta frammentando a seconda dell'appartenenza geografica e politica. L’Unione europea cerca di delineare un modello dettagliato basato sul rischio. Le nuove norme, stabilite con l’AI Act, entreranno in vigore a metà 2026. Secondo la tabella fornita dalla Commissione europea, gli obblighi principali scatteranno ufficialmente il 2 agosto 2026.

    • Gli obblighi per i modelli di uso generale sono entrati in applicazione il 2 agosto 2025.
    • Le regole per sistemi ad alto rischio e l’avvio del controllo sono previste da agosto 2026.
    • Il quadro normativo europeo è il più avanzato e strutturato finora.

Negli Stati Uniti il quadro normativo è meno uniforme, con iniziative federali e state-based che spesso si sovrappongono o si controbilanciano. In Asia, e in Cina in particolare, l’approccio si concentra su contenuti, controllo sociale e verifiche preventive per la pubblicazione su larga scala. Il risultato è una situazione dove quasi ogni regione ha regole differenti, rendendo difficile un’armonizzazione globale.

Obiettivi tecnologici e sviluppo sostenibile

Malgrado questa frammentazione, l’Onu sta provando a dare una forma concreta a una governance globale intertemporale. Non si tratta di un trattato internazionale, oggi irrealizzabile. Si parla invece di un luogo in cui governi e industrie possano convergere, almeno, su obiettivi concreti per il bene comune. Secondo Marc Benioff, uno dei co-presidenti, il primo lavoro congiunto spazierà su sei aree cruciali:

    • Infrastruttura AI
    • Salute
    • Educazione
    • Alimentazione
    • Risposta ai disastri
    • Fiducia e sicurezza globale

Questi ambiti permetteranno di coniugare l’uso dell’intelligenza artificiale con gli obiettivi dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, superando la logica di competizione aziendale.

La questione del potere tecnologico e socioeconomico

La crescita dell’intelligenza artificiale evidenzia un problema di potere economico concreto. Il settore AI genera benefici enormi, concentrati soprattutto in Paesi industrializzati. I governi di medio e basso reddito rischiano di diventare esclusi o costretti a dipendere da aziende estere.

Il rischio non è solo di tecnica non controllata, ma anche di mancata distribuzione del valore economico. Paesi che adottano modelli sviluppati all’estero potrebbero restare in una posizione di dipendenza tecnologica ma anche economica. Questo fenomeno ha portato ad aumentare la discussione su ciò che oggi si chiama “sovranità digitale”.

Accesso a infrastrutture e disuguaglianze

Sebbene l’AI venga spesso presentata come una tecnologia universale, in realtà il suo impatto dipende direttamente da fattori come infrastruttura, energia elettrica, competenze e banda di connessione. Secondo i dati dell'Itu riportati nel rapporto 2025, ben 2,2 miliardi di persone nel mondo hanno ancora accesso limitato o nullo a Internet. Per queste popolazioni, anche il progresso tecnologico avanzato rischia di essere irraggiungibile e inefficace.

Il ruolo del nuovo panel scientifico Onu

L’Onu ha formato nel 2026 un panel scientifico internazionale per l’IA, con 40 membri indipendenti, per fornire dati e analisi rigorosi in supporto alle decisioni politiche. Il rapporto presentato il 1° luglio 2026 avverte che lo sviluppo non regolamentato dell’IA potrebbe esacerbare le disuguaglianze globali.

Un equilibrio fragile per l’Europa

L’Unione europea presenta vantaggi e limiti al tavolo di Ginevra. Da un lato ha già varato l’AI Act, il primo regolamento sull’AI a livello mondiale. Dal 2 agosto 2026 scatteranno le nuove normative centrali previste tra cui quelle sui sistemi ad alto rischio.

    • Regole per sistemi ad alto rischio dell’allegato III
    • Obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50
    • Avvio ufficiale dell’attuazione su scala nazionale

Dall’altro fronte, il ris