Nel corso degli ultimi anni, l’AI – e in particolare l’intelligenza artificiale generativa – ha avuto un impatto sempre più rilevante sull’economia globale. Secondo un recente report realizzato da Exponential View e intitolato “State of AI Economy”, i ricavi generati solo dall’AI generativa negli ultimi dodici mesi ammontano a 110 miliardi di dollari, con una previsione di crescita significativa che porterà a 175 miliardi entro il 2026. Il risultato è il frutto di un’analisi precisa, che ha contato solo i ricavi effettivi, escludendo i ricavi multipli associati a singole app, modelli o servizi di hosting.
AI generativi: il motore della crescita economica
L’AI generativa, ovvero intelligenze artificiali in grado di creare testi, immagini, musica e contenuti video, è diventata un punto fondamentale per molte aziende. Soluzioni come ChatGPT, Bard di Google e MidJourney rappresentano solo una parte del mercato che si sta espandendo rapidamente. Il loro utilizzo nei settori come la pubblicità, l’istruzione, l’assistenza clienti, la creatività digitale e l’automazione documentale mostra una domanda crescente, soprattutto da parte di aziende che cercano di automatizzare processi e abbattere costi umani.
Capex elevati ostacolano il ritorno economico
Pur essendo i ricavi in crescita, il report evidenzia anche che il ritorno economico dell’AI generativa rimane estremamente incerto. La creazione di algoritmi avanzati comporta costi enormi in termini di risorse di calcolo, ricerca e formazione del personale. Inoltre, i modelli più potenti richiedono investimenti in infrastruttura, sia a livello computazionale che logistico. Questo significa che mentre l’ingresso nel mercato dei modelli AI è diventato più democratico, il vantaggio economico sostenibile richiede un’organizzazione ben strutturata e una gestione attenta di questi costi.
Concorrenza cinese e l’ascesa di nuovi player
Un altro aspetto critico menzionato nel report sono i progressi della Cina nel campo dell’AI. Con aziende come Alibaba, Baidu e Tencent che investono pesantemente in ricerca e sviluppo, Pechino sta diventando una potente minaccia per gli Stati Uniti e l’Europa. Le startup cinesi, che hanno modelli open-source, accesso a enormi set di dati non regolamentati e una cultura aziendale incentrata sulla velocità di sviluppo, si stanno aprendo un percorso che potrebbe mettere in discussione la leadership mondiale di aziende come OpenAI e Meta.
- Gli investimenti cinesi in AI sono superiori al budget del Pentagono statunitense.
- I dati locali e l’assenza di restrizioni europee danno ai cinesi una marcia in più.
- Le startup tecnologiche asiatiche spesso riescono a ridurre i tempi di messa a punto dei modelli AI.
Persone, formazione e governance
Un altro punto chiave che il report analizza sono le competenze necessarie per ottenere il massimo dalle applicazioni AI. L’introduzione di un modello in azienda richiede sia risorse con competenza tecnica, come ingegneri del machine learning, sia persone che sanno integrare l’AI con il funzionamento esistente, come manager e operatori di campo. La formazione del personale, insieme a un piano di governance ben definito, diventa quindi una priorità assoluta.
Actionable insight per le aziende
Per chi sta considerando di adottare l’AI generativa, ci sono alcuni aspetti strategici da mettere in conto:
- Evaluare i costi iniziali: considerare hardware, software, risorse umane.
- Analizzare la concorrenza: seguire i modelli open-source e valutare vantaggi e svantaggi.
- Costruire partnership strategiche: collaborare con aziende che specializzate nella gestione di modelli AI.
- Prevedere un piano di aggiornamento e manutenzione: l’AI evolve in continuazione.
- Garantire la sicurezza e la compliance: soprattutto per dati sensibili o applicazioni regolamentate.
Prospettive future e sfide
Fa riflettere il dato: entro il 2026, il mercato dell’AI generativa potrebbe raggiungere i 175 miliardi, ma si prevede anche un mercato saturato, dove solo i modelli più performanti o ottimizzati riusciranno a far fronte a un contesto competitivo. Per le aziende, la sfida non riguarda solo la tecnologia, ma l’adattabilità interna e l’acquisizione di nuove competenze. Chi non si rinnoverà a livello organizzativo rischia di rimanere fuori da questa evoluzione.